Brace di fuoco di accampamento appena spento, Piscio di tigre tenuto almeno una notte al vento, 7 capelli di sette uomini raccolti all'alba sopra un cuscino, Un pezzo della corteccia dell'albero dove giocavi a nascondino, Una moneta di un paese lontano che il nome non sappia pronunciare, 4 granelli di terra rossa raccolti nell' africa equatoriale, Cuoio tagliato dalla cintura di un prete pieno di tormenti, Soffio di donna bellissima coi piedi stanchi e il mal di denti, Cinque fili di barba bianca di un vecchio al bar con gli amici di una vita, Un frammento di specchio del bagno della stazione da dove è partita, La polvere che si deposita dentro all'orlo dei tuoi jeans più amati, E l'acqua della pozzanghera del posto dove vi siete incontrati, E' un antidolorifico magnifico, Tritare mescolare sbattere, Tritare mescolare sbattere, 3 gocce di sputo di donna incinta di un uomo che non la ama, Una piuma del collo di un pappagallo chiuso nello zoo di roma, Un centimetro quadrato del giornale uscito per il tuo decimo compleanno, Un pezzetto di carta bruciata di un petardo di capodanno, Tre gocce di sudore di un maratoneta a inizio carriera, Un pò di acqua dove una mamma ha lavato i piatti ieri sera, Un frammento della tua prima pagella di prima elementare, L'orario degli aerei dell'anno che sta per cominciare, La pallina del fischio dell'arbitro un pezzo di tappo di spumante, Una pagina del libro di scienza di cui non sai niente, Un filo di erba dove sopra è passato da poco un leone, E la freccia che abbassa il volume al telecomando della televisione, E' un antidolorifico magnifico, Tritare mescolare sbattere, Tritare mescolare sbattere, La polvere depositata nel filtro dell'aria condizionata, di una centrale di polizia il giorno dopo una grande retata, 12 petali della rosa che hanno sedotto una corteggiata, Mettici anche un chicco di sale di una tua lacrima evaporata, Il biglietto del concerto dove hai capito che la vita è bella, Schiuma di birra olio d'oliva una foto astronomica di una stella, Sangue fresco di una ferita olio di fegato di caimano, Quello che resta dopo una lotta sotto le unghie della tua mano, Polvere di computer zampe di ragno tre euro in fishes del casinò, Gomma di ruota spalmata a terra nella ripresa dopo uno stop, Merda di lupo di un altopiano bianco di striscia pedonale, Il polline di un fiore portato alla tua nonna in ospedale, E' un antidolorifico magnifico, Tritare mescolare sbattere, Tritare mescolare sbattere, L'ultima pagina di Pinocchio la prima pagina dell' ecclesiaste, Il nastro arricciato che la domenica lega il vassoio delle paste, Pietra grattata del partenone gancio che fissa il reggiseno, Tre gocce d'acqua del tuo bicchiere raccolte quando è mezzo pieno, Tritare mescolare sbattere, Tritare mescolare sbattere.
energheia

energheia

L'esistenza e' una forza che puo' conservarsi solo espandendosi... chi dici???
lunedì, 30 giugno 2008

LA MANIA DEL SESSO

Io desidero il mio desiderio e l'essere
amato non e' altro che il suo accessorio.

R.Barthes, frammenti di un discorso amoroso.



Ho girato tantissimi Blog, alcuni di essi hanno come unico miraggio il sesso...alcuni sono belli ed interessanti..
si cerca il desiderio inappagabile.....corpi...situazioni...un continuo rincorrere..e correre dietro a qualcosa...
Ma facciamo un attimo il punto...
Sembra che non ci si debba fermare mai.........
...dopo le orgie?....con gli animali?..fatto...con i vegetali?...fatto!..con la materia inanimata?...a guardare cosa c'e' dentro i sexy shop....direi fatto!..anche l'inanimato..
In tv, tutto vorrebbe essere venduto e desiderato con la stessa intesita' del sesso..(le tette per un telefonino..un sedere per uno spazzolino..ecc..ecc..)
Galimberti dice:
{...} dobbiamo dire che il mondo delle merci e la pubblicità sono diventati i veri proprietari del corpo femminile, per lo meno nella sua immagine sessualmente attraente. Che poi anche le donne possiedano un corpo, al di là della sua utilizzazione pubblicitaria, diventa un fatto puramente casuale e d´importanza secondaria.
Nel momento infatti in cui l´attrazione sessuale diventa attrazione per le merci, la sessualità cessa di essere un tabù. L´odierna mancanza di pregiudizi sulle cose del sesso, il crollo della «pruderie», lungi dall´essere un´emancipazione progressista, sono figli della libertà della pubblicità, quindi un fatto esclusivamente commerciale.

Ho appena scoperto che pubblicita' ha un significato puramente erotico deriva infatti da "Donna Pubblica"..alla prostituta come merce!..adesso invece sono i prodotti venduti a offrirsi come merce di prostituzione...infine quindi sono le merci a destare la nostra attrazione e il nostro desiderio..
A questo punto il normale non attrae piu'...cio' che e' disponibile non attrae piu'...
lo sappiamo..quando la sessualita' non e' piu' mistero, cade....non attrae...
quindi prendiamo questi corpi e li enfatizziamo....tutto e' rimandato alle vesti..agli accessori..per creare desiderio....


[...]..è inutile che psicologi e sociologi ci vengano a dire che gli uomini hanno paura delle donne. Se il modello di riferimento è il corpo nudo della donna-copertina che gli stilisti incessantemente ci propongono, ebbene si tratta di una donna desessualizzata nel momento stesso in cui gli stilisti la rivestono o la spogliano, mettendo così in scena una sorta di spettacolo della paura, come se l´erotismo dovesse arrestarsi alle soglie dei loro abiti, portati con quei gesti rituali che vogliono ad un tempo provocare l´idea del sesso e insieme la sua esorcizzazione.
Dopo aver ridotto il pubblico a semplice rappresentante di un generico voyeurismo, questo sguardo, che teme la donna, maschera la sua paura accarezzando il corpo femminile con tutta la delicatezza del suo raffinato manierismo e, dopo aver agghindato la sua creatura con tutti gli accessori e gli stereotipi di cui è capace, finisce per inghiottirla nell´insignificanza, ostentando la sua nudità al solo scopo di renderla inaccessibile, e al limite esorcizzarla. Alcuni frammenti di erotismo, appena accennati dalla deambulazione sulla passerella, sono riassorbiti in quel rituale rassicurante che è il sistema (economico) della moda, che cancella l´elemento della sessualità femminile con tanta decisione e sicurezza, quanto un buon vaccino può fare nei confronti di una malattia infettiva.

Tutto cio' che vediamo in giro per i cartelli pubblicitari..in tv....non e' altro che la ripetizione di una promessa mancata!..il quale alimenta la nostra perenne voglia di sessualita' e di desiderio....della sua perenne recitazione...senza mai arrivare ad una fine....
Chissa' se lo scopo inconscio di tutto questo sia proprio nell'eliminazione della sessualita' stessa...dell'annullamento della sessualita' vera e propria......se cosi fosse..in effetti..stiamo giocando con le nostre identita'..con il nostro essere..con la nostra anima..
lunedì, 23 giugno 2008

LA SPUDORATEZZA

Il sentimento del pudore consiste

in un ritorno dell’individuo su se stesso,

volto a proteggere il proprio sé profondo

dalla sfera pubblica.

M. SCHELER, Pudore e sentimento del pudore (1933)



Lo so, non ce la farete mai a leggervi tutto questo articolo di giornale..
ma io ve lo sbatto qui...calza a pennello!..
non si mai che qualcuno sorprendendomi ci riesca..
(e leggere solo le ultime righe non vale)...stavolta in cambio non vi regalo nulla...solo i prossimi certi deliri nei miei prossimi post

ma..
Leggetelo e' spettacolare..

Conformismo e consumismo hanno messo in circolazione un nuovo vizio che per comodità chiamiamo "spudoratezza", con riferimento non tanto a uno scenario sessuale, quanto al crollo di quelle pareti che consentono di distinguere l’interiorità dall’esteriorità, la parte "discreta", "singolare", "privata", "intima" di ciascuno di noi dalla sua esposizione e pubblicizzazione.
Se chiamiamo "intimo" ciò che si nega all’estraneo per concederlo a chi si vuol fare entrare nel proprio segreto profondo e spesso ignoto a noi stessi, allora il pudore, che difende la nostra intimità, difende la nostra libertà. E la difende in quel nucleo dove la nostra identità personale decide che relazione instaurare con l’altro. Il pudore allora non è una faccenda di vesti, sottovesti o intimo abbigliamento, ma una sorta di vigilanza per mantenere la propria soggettività, in modo da essere segretamente se stessi in presenza degli altri.
Ma contro tutto ciò soffia il vento del nostro tempo che vuole la "pubblicizzazione del privato", perché in una società consumista, dove le merci per essere prese in considerazione devono essere pubblicizzate, si propaga un costume che contagia anche il comportamento degli uomini, i quali hanno la sensazione di esistere solo se si mettono in mostra, per cui, tra uomini e merci, il mondo è diventato una "mostra", un’esposizione pubblicitaria che è impossibile non vistare perché comunque ci siamo dentro.
Siamo diventati tutti "esposti", la nostra identità è ormai fuori di noi, è laggiù, in ciò che si dice di noi. Là si raccoglie credibilità e fiducia, accesso al credito e all’iniziativa. Dobbiamo costruirci ogni giorno una faccia con cento lingue e mille parole per poter abitare tutte le situazioni che il mondo pubblico ci ha preparato. Chi infatti non irradia una forza di esibizione e di attrazione più intensa degli altri, chi non si mette in mostra e non è irraggiato dalla luce della pubblicità non ha la forza di sollecitarci, di lui neppure ci accorgiamo, il suo richiamo non lo avvertiamo, non ce ne lasciamo coinvolgere, non lo riconosciamo, non lo usiamo, non lo consumiamo, al limite "non c’è".
Per esserci bisogna dunque apparire. E chi non ha nulla da mettere in mostra, non una merce, non un corpo, non un’abilità, non un messaggio, pur di apparire e uscire dall’anonimato, mette in mostra la propria interiorità dove è custodita quella riserva di sensazioni, sentimenti, significati "propri" che resistono all’omologazione, che nelle nostre società di massa è ciò a cui il potere tende per una più comoda gestione degli individui. Allo scopo vengono solitamente impiegati i mezzi di comunicazione che, dalla televisione ai giornali, con sempre più insistenza irrompono con "indiscrezione" nella parte "discreta" dell’individuo per ottenere non solo attraverso test, questionari, campionature, statistiche, sondaggi d’opinione, indagini di mercato, ma anche e soprattutto con intime confessioni, emozioni in diretta, storie d’amore, trivellazioni di vite private, che sia lo stesso individuo a consegnare la sua interiorità, la sua parte discreta, rendendo pubblici i suoi sentimenti, le sue emozioni, le sue sensazioni, secondo quei tracciati di "spudoratezza" che vengono acclamati come espressioni di "sincerità", perché in fondo: "Non si ha nulla da nascondere, nulla di cui vergognarsi".

A parte che "vergognarsi" è un verbo riflessivo che dunque rinvia a una riflessione, a una relazione con se stessi di cui non è proprio il caso di vergognarsi, c’è da notare anche che è un verbo che dice la nostra "esposizione agli altri". "Vergogna" viene infatti da "vereor gognam" che significa "temo la gogna, la mia esposizione pubblica". E questa è la ragione per cui solitamente non ci si vergogna della colpa, ma della nostra esposizione agli altri che il nostro pudore avverte più disdicevole della colpa. Quando dico: "Non ho nulla di cui vergognarmi" non sto dicendo solo: "Non mi vergogno, quindi non sono colpevole", ma anche: "Non mi vergogno, quindi non temo l’esposizione agli altri. Ho oltrepassato quello che per chiunque sarebbe il pudore e ho fatto della spudoratezza non solo la mia virtù, ma la prova della mia sincerità e della mia innocenza". I tracciati profondi dell’anima, in cui ciascuno dovrebbe riconoscere le radici profonde di se stesso, una volta immessi "senza pudore" nel circuito della pubblicizzazione, quando non addirittura in quello della pubblicità, non sono più propriamente "miei", ma "proprietà comune", e questo sia in ordine alla qualità del vissuto, sia in ordine al modo di viverlo, perché il pudore, prima di una faccenda di mutande che uno può cavarsi o infilarsi quando vuole, è una faccenda d’anima che, una volta depsicologizzata perché si sono fatte cadere le pareti che difendono il dentro dal fuori, l’interiorità dall’esteriorità, non esiste semplicemente più. A questo punto si potrebbe obiettare che siccome il male avviene di solito segretamente, "segretezza" e "riservatezza" sono per l’opinione pubblica prove del male.
E allora, per smentire l’opinione pubblica, omologata su questo pregiudizio, non resta che la spudoratezza di chi si tiene sempre pronto, "mani alla chiusura lampo", per interviste, pubbliche confessioni, rivelazioni dell’intimità, come è facile vedere in numerose trasmissioni televisive particolarmente seguite, dove l’invito è a collaborare attivamente e con gioia alla propria deprivatizzazione. Quanti sono interessati a che l’individuo non abbia più segreti e al limite neppure più un’interiorità, perché le pareti della casa di psiche sono crollate, alimentano il proliferare incontrollato di queste trasmissioni che, a livello subliminale, fanno passare la persuasione che la spudoratezza è una virtù: la virtù della sincerità. Per quanto la cosa possa apparire strana, la sua realizzazione nella nostra società è già in corso e il processo di eliminazione del pudore è quasi completo perché il pudore può essere non solo sintomo di "insincerità", ma addirittura, e qui anche gli psicologi danno una mano, di "introversione", di "chiusura in se stessi", quindi di inibizione se non di repressione. E inibizione e repressione, recitano i manuali di psicologia, sono sintomi di un "adattamento sociale frustrato", quindi di una socializzazione fallita. Vedete dove si può arrivare avviando una sequenza un po' disinvolta di sillogismi? Ma purtroppo la sequenza è avviata e la nostra vita è diventata proprietà comune.
E allora perché non lasciarsi intervistare senza riserva e senza pudore? In fondo anche il nostro corpo è diventato proprietà comune, e quel che un tempo era prerogativa di alcune dive, farsi misurare seni e sederi e pubblicare le relative cifre sotto la fotografia, oggi è il gioco di qualsiasi ragazza che non vuol passar per inibita. Ma anche il sesso è diventato proprietà comune e, dalla stampa alla televisione, è un susseguirsi di articoli e servizi sui piaceri e sulle difficoltà della camera da letto, redatti sotto forma di consigli, in modo confidenziale, come se fossero rivolti solo a te e non a un milione di orecchie. Questo significa "non aver nulla da nascondere, nulla di cui vergognarsi". Significa che le istanze del conformismo e dell’omologazione lavorano per portare alla luce ogni segreto, per rendere visibile ciascuno a ciascuno, per toglier di mezzo ogni interiorità come un impedimento, ogni riservatezza come un tradimento, per apprezzare ogni volontaria esibizione di sé come fatto di lealtà se non addirittura di salute psichica. E tutto ciò, anche se non ci pensiamo, approda a un solo effetto: attuare l’"omologazione della società" fin nell’intimità dei singoli individui e portare a compimento il conformismo. In fondo non è un’operazione difficile. Basta "non aver nulla da nascondere, nulla di cui vergognarsi", che tradotto significa: "Sono completamente esposto", "non custodisco nulla di intimo", "sono del tutto depsicologizzato", ma in compenso ho guadagnato appariscenza, conformità sociale e forse qualche apprezzamento per il mio coraggio e la mia sincerità.
A questo punto scopriamo che di intimo c’è rimasto solo il dolore, la malattia, la povertà che ciascuno di noi cerca di nascondere per non essere trascurato dagli altri, da loro tralasciato. E così proprio ciò che avrebbe massimamente bisogno di comunicazione (il dolore, la malattia, la povertà) resta chiuso nel segreto della solitudine dove nessuna voce giunge a diluire quel che la solitudine rende insopportabile. E poi ci si meraviglia del numero sempre più impressionante di suicidi, quando una voce inespressa decide di tacere per sempre. Qui inquietante non è il suicidio, ma la nostra meraviglia. Abbiamo capovolto il senso del pudore a cui abbiamo dato da custodire non più la nostra "intimità", in cui si radica la nostra identità personale e la nostra libertà, ma il fondo opaco e buio del nostro "dolore", reso addirittura inespressivo per l’impossibilità di comunicarlo. In questo caso non c’è né conformismo né omologazione, ma la difesa ostinata di un silenzio per non privarsi almeno di quelle conversazioni insincere, che del dolore, della malattia, della povertà non vogliono saper nulla, ma proprio nulla.

mercoledì, 18 giugno 2008

IL CONFORMISMO

Oltre agli obblighi, cui siamo prepa­rati,
concernenti la restrizione pulsionale,
ci sovrasta il pericolo d'una condizione
che potremmo de­finire « la miseria psicologica
della massa » Questo pericolo incombe maggiormente
dove il legame sociale è stabilito soprattutto attraverso
 l'identificazione reciproca dei vari membri. [...]
La presente condizione di civiltà americana potrebbe
offrire una buona opportunità per studiare questo temuto
 male delle civiltà, ma evito la tentazione di addentrarmi
nella critica di tale civiltà; non voglio
destare l'impressione che io stesso
ami servirmi dei metodi americani. »

S.Freud, il disagio della civilta' (1929)

 

 

Non so se e’ in diverse epoche fosse diverso…e’ senz’altro indubbio che nella nostra ci è chiesto di esserlo….Ma non come “richiesta”...ma come principio della nostra stessa esistenza…a prescindere!

Le ragioni di questa richiesta deve essere cercata in questa specie di mondo che si siamo costruiti da esseri intelligenti e superiori……nell’economia!

Infatti lavorare significa per noi entrare a far parte di un’azienda, collaborare all’interno di un organismo ben organizzato..con le proprie regole al fine del buon funzionamento dell’organismo stesso..

L’unico modo per Noi per aderire a questo insieme di regole e’ quello di omologarsi alle Azioni e alle Norme che genera le azioni stesse. Infatti, tutte le azioni che compiano, sono fatte in funzione dell’organismo (o azienda o gruppo.).

Il problema e’ che le Azioni e gli Scopi che l’organismo propone di fare o di seguire, non rientrano negli Scopi dell’INDIVIDIO...perciò la coscienza del singolo si riduce a coscienziosità’ dell’esecuzione del lavoro da fare…sa che lo deve fare…portandolo quindi ad una coscienza conformista!!!

In questo caso quindi privando le attività del loro scopo (….perché per noi non ha uno scopo se non quello di aderire alla coscienza conformista!) significa fare e perdere del tempo per delle cose senza senso…senza futuro…! Esattamente come gli animali, che prendono le decisioni in base agli stimoli che gli derivano dall’ambiente..

Si comincia da Bambini…

Appena sgarri……eh!…cosa fai?

No..ma io….NO!…non puoi!

Bene…

Ciò che paga veramente e’ l’uniformità’ più rigorosa…( e siamo all’inizio!!!!)!!!

Il fatto e’ che la coscienza e’ del tutto omologata!..infatti noi pensiamo fermamente che questo mondo di omologazione e regole sia l’unico mondo possibile…. non viene visto come un obbligo!(semmai come un dovere..ma rientriamo nel discorso della coscienza conformista)...

E QUI COME MIO SOLITO MI FERMO....non riesco mai a finire un post in un giorno..

non cia' fazzu..

Rileggendo il post mi viene in mente un libro letto qualche anno fa.. 1981 di Orwell (non mi e' piaciuto..ma e' un altro discorso..) La cosa veramente pazzesca e' che pensiamo ogni giorno di essere liberi. In questo contesto il concetto di liberta un po mi vacilla. Se e' la nostra vita a compiere il lavoro di omologazione, le procedure che lo attuano se non e' forzato avviene in modo naturale, il comando e' neutro. Piu' naturale e' l'obbiedenza piu'  e' garantita l'illusione della liberta'.

Si tratta di illusione quindi..e non di liberta'.....e se nella nostra vita non cambia mai niente...tutto fila liscio come l'olio ecco che tutto e' perfetto, ci sentiamo appagati! In realta' e' quando succede qualcosa di diverso che destabilizza questa condizione che ci accorgiamo di essere omologati...Non funziona il televisore..Manca la Luce...ecco!

Marx diceva giustamente che L'uomo non ha nulla da perdere tranne le sue catene!

Poi ci si mettono pure i mezzi di comunicazione..che io chiamarei mezzi di omologazione..che annulla lo spazio di liberta e il bosogno di interpretazione...

In mezzo a tutto sto marasma..ragazzi..non so come venirne fuori...Aiutatemi voi!

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categoria: consumismo, conformismo


venerdì, 13 giugno 2008

IL CONSUMISMO

L'umanita' che tratta il mondo come un
mondo da buttar via tratta anche se stessa
come un'umanita' da buttar via.

G. Anders, L'uomo e' antiquato


Perche' dobbiamo considerare il consumismo un vizio!?..perche' mai dovrebbe esserlo..
Il consumismo sarebbe sicuramente un vizio nuovo..sconosciuto alle nostre nonne...
un vizio che solo i potenti di una volta potevano riservare, in cucina, nel vestiario...
adesso e' onnipresente....ci mette a disposizione un'infinita' di elettrodomestiti e macchinari che riducono le nostre fatiche...in maniera cosi' metodica da farci  diventare talmente nichilisti, da farci credere che solo attraverso il possesso di questi oggetti possiamo garantire a noi stessi un 'itentita' sociale e cultirale..

Adesso vado a pranzo..

continuo dopo il caffe' e sigaretta...

e' bellissimo leggervi...
starei ore e ore ad aggiornare post..rispondere..valutare...
....mha,,,,devo lavorare...

vediamo se oggi riesco a finire sto post come si deve..

Su', e' inevitabile. con il consumismo l'identita' personale va a funghi...
e le basi per creare una nuova identita' in una societa' consumistica e' pressapposco impossibile in quanto e' stata risolta in un insieme di bosogni  e desideri programmati dal mercato...

A differenza dei vizi capitali, che sono indice di una deviazione personale..
questo tipo di vizi prende tutti indistintamente, sono vizi collettivi a cui difficilmente il singolo puo' opporre resistenza..(pena l'esclusione sociale)
Che senso ha quindi parlarne.....nessuno!..forse puo' aiutarci a renderci consapevoli e non scambiare come valori della modernita' quelli che in realta' sono i suoi disastrosi inconvenienti...

c'ho messo un po a finire questo post....e qualcuno di vuoi sa' anche il perche'..
tuttavia mi impegno a finire i prossimi in una sola botta..


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giovedì, 12 giugno 2008

La Lussuria (3)

Uno sguardo diagonale...
La vedi..si avvicina....vi siete guardati da quando ha girato l'angolo..
indossa un vestito leggero come una nuvola..
VOrresti che quei 7 secondi non finissero mai...
!2 passi ti dividono da cio' che piu' desideri ..
Vedendola il cuore fa un tuffo..
12 passi...bisogna mantenere la calma...non e' facile stare calmi con il cuore a mille..
lo sguardo attento...carico di significato..tutto quello che ho scritto sull'ira mi passa alla mente...devo rimanere calmo...guardo i suoi occhi...cerco di leggere....
10 passi...un certo sconforto arriva..gelido...no, non posso..e' inutile...non puo' succedere...troppe volte e' fallito il tentativo di una storia d'amore..di un brivido...di morire tra le sue braccia...l'accidia mi sale dalle gambe al cervello...mha..
a 8 passi da lei ritorna la rabbia....l'invidia per chi per un attimo ha avuto la possibilita' di essere graffiato...per chi ha potuto sfogliare tutte le pagine amare...per chi ha ammorbidito i rancori e le amarezze..di chi le ha vissute..
Mancano 6 dei suoi magici passi a lei...Il suo sguardo continua a scuotere il mio respiro..la mia anima...guarda me..vuole me...la superbia!..perdo per un attimo la consapevolezza del limite...dell'infallibilita'......la mia anima scuote il mio orgoglio...
a 4 passi vorrei averla tutta per me...Vorrei averla tutta mia....starei a guardarla senza toccarla per l'eternita''...averla senza prendere...eludere il tempo e la morte...vorresti non spenderla...non scuparla...averla in eterno....come un avaro vorrei non esercitare il potere di averla per non sciuparla..per non rimanere senza l'essenza di eternita' che vedo nei suoi occhi...
a 2 passi da me scruto le particolarita'...le labbra socchiuse...calde...umide...il vento accarezza il vestito dando forma alle forme...essenza al peccato...a 4 passi vorresti allungare la mano alla sua...splingerla verso di te...sentire il carico sensuale del gesto...avvicinarla alla mia bocca per baciarla...mangiarla...assaggiaria...!..la mia lingua sfiora le labbra....lo stomaco sobbalza! in tutto e per tutto vorrei assaggiarla...sentirne il sapore..l'odore piu' caldo e piu' intimo..vorrei riempirti di lei...saziare la mia Gola....
Mi e' accanto...a pochi centimetri...perfettamente allineata....in uno sguardo diagonale profondo...il mio udito vorrebbe ascoltare il suo respiro....il mio tatto vuole averla...i miei occhi vogliono averla...la mia lingua vuole averla...il mio olfatto vuole averla....E' qui davanti a me..con tutti i suoi sensi...e io con tutti i miei sensi...un alchimia..una musica di sapori e di odori...di desideri e di peccati...
vedo la sua mano che si allunga verso di me....sto per svenire...
ad un tratto le sue mani sul di me...
mi scuotono,,,FORTE...il cuore si ferma!!!...
"Hey...hey....svegliati sono le 8....e' tardi..!!!
"Cazzo mamma...lasciami dormire!!!!!

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martedì, 10 giugno 2008

LA LUSSURIA (2)

Amore e' un demone possente che sta tra i
mortali e gli immortali (Metaxy' thnetou^ kaì
athanàtou
)
Platone, Convito


"Il corpo desiderato articola il desiderio in promessa, dischiudendo nella nudita' che e' polifonia di linguaggi, incessante passaggio dal linguaggio della visione a quello del tatto, dall'ebrezza della chiamata all'estasi della partecipazione.
E' la lussuria, dove la sematica della luce di confonde con quella della grazia, e dove la nudita' nasce senza decisione, come la luce nello sguardo dell'innamorato.

E' la rinuncia alla vergogna come ultima autodifesa, perfetto disarmo della consegna di se' oblio della misura, cedimento della mente che e' la roccaforte della ragione, incapace, a differenza dell'erotica, di sfiorare la verita' senza possederla.
Spaccato di trascendenza e di ulteriorità irraggiunta in ogni compiuto atto d'amore, febbre del corpo nel suo cieco e tormentoso bisogno di reciprocità, sete del viandante nella solitudine ardente del deserto, la lussuria perpetua la natura non gli individui, puro autoerotismo della natura, se un raggio di trascendenza non ne ferisce la tenebra, lasciando giungere quella chiamata che risveglia la carne dalla sua opacità e la costringe a cedere quella scintilla divina in cui è custodito il nostro nome, che solo l'altro può chiamare:

"Vieni mio diletto, usciamo alla campagna, pernottiamo nei villaggi: di buon mattino andremo nei vigneti, vedremo se gemma la vite, se sbocciano i fiori, se fioriscono i melagrani: là ti darò i miei amori" (Cantico dei cantici 7, 11-13). Guardando "le cose d'amore (ta aphrodisia)",
Platone si chiede che cosa con esse l'anima riesce o non riesce a dire. E dove il dire si interrompe e la regola non basta a portare la parola a espressione, si apre lo sfondo buio del presagio e dell'enigma. Dobbiamo allora pensare che la lussuria appartiene all'enigma e l'enigma alla follia? Follia è rottura di regole, perdita del referente, vortice di segni che più non rinviano a un significante in grado di consentirne la lettura e il senso.
La natura si congeda come punto di riferimento e la cultura si rivela troppo debole e relativa per sostituire il referente naturale. I corpi delle rockstar, perfetti emblemi della confusione sessuale, il traffico notturno dei travestiti e dei transessuali che giocano con i segni sessuali, l'interesse per la figura mitica dell'androgino, oggetto di indagine psicologica e curiosità malcelata, fanno pensare che nel nostro tempo la differenza sessuale abbia perso la sua chiarezza e che di conseguenza l'erotica e quella sua ancella che è la lussuria abbiano mutato contorni. Non più espressione più alta e al tempo stesso più abissale dell'umano, ma artificio, seduzione, senza alcun conforto di una natura ormai morta e sepolta, tale da non riuscire neppure a giustificare una differenza tra i sessi. Infatti, la bocca chiamata dalla lussuria a simulare il sesso femminile è una bocca semiaperta e semichiusa, che non può più parlare, né mangiare, né vomitare, né baciare, perché solo nella negazione delle sue funzioni naturali può fare la sua comparsa la funzione erotica.
Il corpo oggettivato e artificialmente prodotto per la seduzione non dispiega una scena intorno a sé, in cui anche le cose dicono le sue intenzioni, ma è "messo in scena" e perciò è "o-sceno", perché è offerto secondo quel gioco e quelle regole del gioco che lo fanno più nudo di quel che sia, nudo della nudità del cerimoniale erotico che lo rende inespressivo, perché ogni espressione è demandata alle vesti, agli accessori, ai gesti, alla musica, alle luci secondo le tonalità che la tecnica sapientemente distribuisce per creare il desiderio al solo scopo di arrestarlo davanti alla messa in scena, dove non si celebra la sessualità del corpo, ma al limite la sua castrazione.
Eppure nelle cose d'amore, come dice Jean Baudrillard: "Non ci si può mai fidare della natura". Si dà infatti che un corpo nudo, come natura l'ha fatto, non sia seducente senza l'intervento dell'artificio, in grado di scongiurare la semplice nudità e cancellare la naturalità di un corpo in sé e per sé insignificante.
Senza l'ammiccamento, senza il gioco dell'apparire e dello sparire, senza la provocazione del desiderio in vista della sua delusione, senza un oltrepassamento del corpo e del suo essere semplicemente nudo in vista di quel vuoto che è poi l'anima dell'altro sognata sempre nella sua ingannevole complicità, non si dà vicenda erotica. Nelle cose d'amore, infatti, nessuno è introdotto perché così vuole la semplice differenza sessuale, pura natura sovraccaricata dall'ideologia che la difende più per ragioni d'ordine che per effetto di seduzione. C'è molta ambiguità e problematicità in questa differenza che non è poi così chiara come si vorrebbe far credere, all'unico scopo di poter costruire un elenco completo di perversioni. La transessualità, che oggi riscuote un così ampio consenso come dimostrano i marciapiedi notturni delle nostre città, mette fine insieme alla femminilità ideale e alla virilità ideale, due stereotipi più utili alla costruzione di un ordine che alla confusione dei codici, tipica di ogni atto d'amore. Platone, queste cose le aveva capite e perciò parlava di "follia del corpo" che non si attiene ad alcuna regola ideale. Se questo era vero al tempo di Platone, lo è ancor più oggi perché lo schema della relazione maschio-femmina, per effetto dell'introduzione degli anticoncezionali, si è trasformato radicalmente. Il maschio, che conosceva solo il proprio corpo come corpo libero dalla catena della riproduzione, si trovò di fronte un altro corpo "liberato" (biochimicamente liberato), e il suo schema di vita subì un contraccolpo che lo obbligò a una trasformazione e una rivisualizzazione di sé a cui nessun'idea, nessuna guerra, nessuna rivoluzione, nessuna trasformazione culturale o epocale l'aveva costretto in termini così radicali. Liberata dal ritmo della natura a cui era inchiodata dall'origine del mondo, la donna, con il suo ingresso nella storia, che finora era stata esclusivo appannaggio del maschile, libera una sessualità se vogliamo meno poetica e più pratica, che però sposta i limiti del comune senso del pudore. Ciò costringe le morali a fare delle contorsioni su se stesse per rendere tollerabile quel che un tempo era deprecabile, e obbliga le terapie psicologiche a riconfigurare se stesse, perché la metafora sessuale, su cui queste avevano eretto i loro edifici, non tiene più né come tabù, né, al limite, come desiderio. Ma le conseguenze non finiscono qui.

Quando la donna era inchiodata alla natura e l'uomo libero di mettersi in scena nella storia, la differenza sessuale era marcata dall'appartenenza ai due diversi scenari. Oggi che l'emancipazione femminile ha confuso gli scenari viene a galla un'altra verità: che i sessi sono meno diversi di quanto si pensi, anzi tendono a confondersi se non a scambiarsi, perché nessuno di noi è "per natura" legato a un sesso. L'ambivalenza sessuale, l'attività e la passività, per non dire la bisessualità e la transessualità sono iscritte nel corpo di ogni soggetto, e non come differenza legata a un determinato organo sessuale. La dualità agonistica dei sessi cederà il passo alla loro indifferenziazione, e una volta finita l'orgia che è poi l'estasi del "desiderio", uomo e donna verranno riconsegnati alla loro indifferenza affettiva, mentre "amore" assisterà al suo rapido declino nel firmamento dei concetti, quasi il tema astrale di un linguaggio stereotipato da dare in uso alla pubblicità o, se si preferisce, qualcosa di meno effimero, a ciò che resta della psicoanalisi o a quei cascami della religiosità che oggi trovano espressione in qualche siparietto della new age. Fine della sessualità come destino iscritto nel rigido codice della natura e liberazione di tutte le controparti sessuali iscritte in ciascuno di noi. In questa obliterazione della differenza sessuale che fin qui aveva fatto da sostegno alla nostra cultura, ciò che si apre sono tutti i possibili percorsi, in quell'andare e riandare ormai erratico, dove il desiderio sembra essere provocato e fatto brillare solo per essere deluso. Ma non è così. In questo apparente dissesto, in questa confusione dei codici viene forse in evidenza una verità che la nostra cultura ha finora tenuto gelosamente nascosta, per evitare il crollo del proprio edificio costruito su basi ritenute solide, solo perché spacciate per "naturali".
Ora che la tecnica ha sottratto alla natura la sua ineluttabilità, scopriamo che il corpo consegnato alla sua semplice natura, nella sua pienezza e nella sua specificità sessuale, non erotizza perché non lascia spazio alla creazione dell'altro, mentre eros si dà solo là dove c'è costruzione, proiezione, invenzione.
Se nessuno ama l'altro, ma ognuno ama ciò che ha creato con la materia dell'altro, allora nelle cose d'amore l'ultima parola non può essere lasciata alla natura, alla sua meccanica e fisica carnale, dove non c'è nulla di interessante se non un gioco sessuale a bassa definizione.
Qui cade la distinzione tra l'animale e l'uomo, perché l'uomo, a differenza dell'animale, non può fare a meno di percorrere lo spazio che c'è tra la natura e la sua trasfigurazione.
La lussuria, che nelle cose d'amore gioca un ruolo più decisivo della carne fissata nel perimetro di un corpo marcato da un solo segno sessuale, dice con chiarezza queste cose che la nostra storia ha sempre saputo e taciuto, e cioè che anche nelle cose d'amore l'uomo ama solo la sua creazione, quindi non la natura, ma la sua trasfigurazione, a cui la lussuria perviene attraverso la fantasia che, oltre ad essere il tratto tipico dell'uomo, è anche il potenziale sovversivo di ogni ordine."

Ho pescato questo rassegna da "la Repubblica"  di qualche anno fa..non ho potuto trascurarla..
nel prossimo post [lussuria (3)] ci metto del mio..e spero del vostro..

lunedì, 09 giugno 2008

LA LUSSURIA

...stasera torno a casa con in testa la lussuria..domani la incollero'..devo prima metabolizzarla....
Sono carico...
A domani...
giovedì, 05 giugno 2008

LA GOLA

Il Gusto, a differenza dell'ofatto ha il privilegio
di promuovere la comunanza del godimento.
Gia' nell'entrare dei cibi nel tubo gastrico esso
giudica in precedenza la loro solubrita', poiche'
questa e' comnnessa alla loro gradevolezza, che e'
come un presagio sufficientemente sicuro di quella,
qualora la sazieta' o la gozzoviglia, acui cede la gola
non abbia corrotto il senso.


Kant Antropologia pragmantica

Apposto...oggi facciamo discorsi seri..
Innanzitutto non mi devo scordare mi finire la manutenzione dei sensi...anzi inizio proprio con quella..
anche se piove e mi sento abbastanza anestetizzato..
Gusto olfatto e udito

Vado a prendermi un caffe' e poi continuo...che una zanzara mi ha fatto venire l'amaro in bocca..
bon..torno e trovo pure la pubblicita'..ottimo!..grazie Sephsme..(chissa' che significa sephsme)
dicevamo..

Il mio Gusto, il mio olfatto e il mio Udito...
A parte che comincio a sentirci poco..e a
27 anni forse e' un po grave..mi capita davvero molto di rado ascoltare parole che mi piacciono e che mi suscitano interesse ed emozione.
Mi piacerebbe ascoltare parole di verita' da una donna..parole chiare e vere..
Mi piacerebbe acoltare parole di verita' da un uomo...ma piu' da una donna..
Mi mancano quelle parole spontanee..frasi che descrivono spudorantamente i pensieri con chiarezza..
c'e' sempre un falso pudore nelle parole per paura del giudizio..
Ho un Udito stanco..
Il mio Olfatto..
SOno quasi ossessionato dagli odori..
anzi..partiamo dalle puzze..
Durante il Giorno parlo con decine di persone e prima di ascoltare ogni banalita'...mi trovo a dover misurare la distanza dal loro alito....
In qualsiasi ambiente che mi trovo e' la prima cosa..come un gatto..allargo le narici e smell..o!
Quando cucino...mi sento ratatouille...cucino con il naso!
Generalmente non amo molto neanche i profumi....sono paradisiaci pero' in quantita' minimali mischiati con l'odore della pelle!!..scivolare sul collo con il naso e con il gusto...che esplosione dei sensi!...in quel momento tutti e cinque i sensi creano un alchimia sopra le umane conoscenze..e il gusto prende coscienza delle sue potenzialita'...
Il Gusto..nel mio caso la lingua
La mia Lingua e' un prolungamento degli altri sensi..
e' chiaro, mi piace cucinare e mangiare bene!..anche se non capita pi troppo spesso,la mensa aziendale mi ha dato una martellata alle pupile gustative, e da lavoro non da un po non esco prima delle nove...!!Il weekend...il weekend e' il salvatore dei miei sensi..deliziose leccornie...
Aspetto la primavera!

Il Vizio della Gola...
finisco un lavoretto e vediamo sto vizio...


Peccio'...perche' cacchio (come dice micia) e' cosi tremendamente difficile darsi una misura nell'assunzione del cibo! Qualcuno dice perche' sono i sensi piu' arcaici che smuovono le zone piu' primitive del nostro cervello!..se prima le nostre identita' erano scosse da due sole preoccupazioni: procurarci il cibo e non diventare cibo per altri, adesso le cose si sono fatte un po' piu' complicate..

( se qualcuno si chiede perche uso gli apostrofi e non gli accenti e' perche' ho una cacchio di tastiera americana!!!)

L'obesita' che a causa dello spropositato consumo alimentare, e di un eccessiva varieta' di offerta di cibo inganna i meccanismi di sazieta' e fame. Ed essere grassi in questa societa' equivale piu' o meno ad una esclusione sociale..
Ovviamente a sto punto per evitare questo piovono Diete, Moderazione, Mortificazione..ecc
cose che servivano a salvare l'anima adesso servono ad essere accettati.
Gerard Apfeldorfer nel suo libro Je mange donc je suis dice che non e' tanto per dimagrire o per ciconcilarsi con il cibo ma, "La posta in gioco e' esistere, e la persona che mangia per esistere e che vuole dimagrire per la stessa ragione cammina sul filo del rasoio"
Quando quindi il cibo diventa una prova di ESISTENZA e non di  normale sostentamento, in gioco non e' piu' la Gola ma l'insicurezza che non ha trovato dove ancorarsi..
Quindi, nel momento in cui una persona e' in piena crisi Bulimica ESISTE!!!
Ci si strafoga per riempirsi di gioia..per poi esistere rigettando...Ci si ammala un po' per non morire..

e le anoressiche, che vedono in un pezzettino di pane una concentrazione di zuccheri e in un filo d'olio un'irrecuperabile accumulo di grassi..
Alessandra Arachi scrive: "il loro sogno sono i quaranta chili..o meno..! il "no grazie" ad una offerta di cibo, un loro vanto. Aggiungiamo 4 ore di corsa e 10 tazzine di caffe' per sostenere almeno i nervi.
Dall'alto della loro spiritualita' guardano con disprezzo gli uomini che per loro sono a tre dimensioni che vivono per Mangiare, Dormire, Scopare. Loro si astengono dal cibo che serve ad otturare la mente, il dormire che ' una perdita di tempo, e il sesso che trasuda di corpo: raggiungendo la felicita' solo quando l'ago della bilancia scende sotto il loro peso
."
Il problema e' che queste malattie non trovano adeguati sostegni nella societa' che giudica in base all'immagine. Appunto, quando l'immagine non corrisponde piu' ai canoni, l'obesita'..o l Eccessiva Magrezza si trasformano in un modello negativo di personalita' e l'Esistenza quandagnata col cibo o con l'Astinenza da esso, naufraga nella sconfitta delle relazioni sociali.
..Bella matruzza chi macellu!
In Universita' mi e' capitato di trovarmi a pranzo con una anoressica..."che prendi?".."un caffe"..(amaro!!!)
Ma dov'e' quindi la gioia del mangiare..la gioia di vivere..la gioia di sedersi tutti intorno ad un tavolo che da sempre e' il luogo dell'amicia del confronto?
Se sei arrivato/a a leggere tutto fino a qui stasera ti invito a cena...se hai saltato tutto per leggere la fine...fa lo stesso stasera a casa mia...

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giovedì, 29 maggio 2008

L'avarizia


Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai
a teatro, al ballo e all'osteria, quanto meno
pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi
eccetera, tanto piu risparmi, tanto piu' grande
diventa il tuo tesoro che ne' i tarli ne' la
polvere possono consumare.

K. Marx Manoscritti economici-filosofici (1844)


Quant'e'  babbo sto vizio....proprio stupido..
perche?
ma perche' gode di una possibilita'...di una disponibilita'...
che non si realizza mai!!!
infatti st'avaro avrebbe la possibilita' di accattarsi qualsiasi cosa..ma non esercita questo potere..perche' altrimenti rimarrebbe senza denaro...e quindi perderebbe il potere stesso!!
a sto punto quindi i soldi diventato il fine...e non il mezzo!!!

Quel comunista di un cominista di Marx (per la cronaca rosa..io non sono comunista..ma per un'anarchia repubblicana)..dicevo..quel comunista di un comunista con ragione di senno diceva che quando il denaro diventa il fine ultimo, tutti i beni che non possono essere comprati come la cultura, l'intelligenza, la bellezza, l'arte...cessano di essere valori per la loro non convertibilita' in denaro....
e direi...sti cazzi!...ma che si brucino vivi...a me' che m'e' frega... :)
chi se ne frega se l'avaro e' avaro per eludere la morte......
evvabbe' questo vizio non mi interessa tanto...

Avarizia in Energheia 0%


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martedì, 27 maggio 2008

LA SUPERBIA....ndiamo bene..

Siamo a 4:
Ira, Accidia, invidia..e adesso superbia...

Chi nega la superbia in se' la possiede
di solito in forma cosi' brutale, da chiudere
istintivamente gli occhi di fronte ad essa, per
non doversi disprezzare.
Quando ti elogiano non insuperbirti. Sappi
piuttosto che quando ti elogiano non sei
ancora sulla tua strada, bensi' su quella di
un altro.


F.Nietzsche,
Umano troppo umanao (1878)


Non c'ho proprio voglia di lavorare..oggi Accidia a mille...

DUNQUE...
MI PIGLIO IL CAFFE' E POI CONTINUO...

dicevamo..secondo me il superbo e l'invidioso si assomigliamo molto..

Infatti  San Tommaso D'aquino diceva che..il Superbo che viene superato non si rassegna..e sua volta diventa invidioso..(lucifero cade per la superbia ma si danna per l'invidia)

Questo vizio davvero antipatico come l'invidia si basa sul Riconoscimento si stessi davanti agli altri..
Secondo Nice invece la superbia  e' la virtu' dei piccoli-uomini...infatti invoca il super-uomo che non e' il superbo..ma colui che non cede e non defletta ai suoi principi finche non abbia raggiunto la vittoria o la morte...
Il correttivo della superbia e' l'umilta',ma (come dice Hume) non quell'umilta' popolare che coincide con la diminuizione di se' fino alla denigrazione...ma quella che frena gli uomini a perseguire obbiettivi che non sono alla sua portata.....
Sempre i nostri benedetti Greci (si greci su troppu spacchiusi!) dicevano che LA CONSAPEVOLEZZA DEL LIMITE  concede a ciascuno di essere Orgogliosi di se' SENZA diversi sottomettere a nessuno per Umilta'...che non sarebbe Umilta' ma UMILIAZIONE.

Nella nostra cultura vediamo invece l'esatto contrario: Poco Orgoglio e Molta Superbia...poca dignita' e molta Apparenza! Potenti arroganti senza Orgoglio e uomini servizievoli e devoti senza Umilta'!

Ehergheia si sente:
40% Orgoglioso
20% superbo
20% Umile
90% Disponibile

Se piu tardi mi sento diverso le cambio...